Le criticità, viste in un’ottica produttiva, non sono altro che uno sprone per salire un gradino in più sulla scala della consapevolezza e del risultato.
Tutti noi, chi più chi meno, è chiamato quotidianamente a gestire situazioni, persone, pensieri, comportamenti, emozioni che ci mettono alla prova.
Il “come” li gestiamo ci indica il livello di consapevolezza sulle nostre risorse.
Avere a disposizione le conoscenze di “cosa” fare per risolvere un problema, non ci da la garanzia della risoluzione perché se so che devo chiedere scusa e lo faccio, ma con tono arrogante, presuntuoso, saccente, il risultato è bello che lontano; se so che per gestire un conflitto devo fare una serie di riflessioni e di domande, ma lo faccio con l’ansia addosso o con l’acqua alla gola, ancora una volta il risultato tarderà ad arrivare; se so che per gestire bene una relazione devo essere autentico e dire le cose come stanno, ma lo faccio mangiato da sensi di colpa e da pressioni, capisci bene che il risultato sarà sempre fittizio.
La conoscenza di “cosa” fare perde di efficacia se non si impara “come” farlo e nel “come” è contemplato l’andare a lavorare su tutte quelle che sono le sfumature comportamentali, comunicative ed emotive che lo rendono efficace.
COMUNICAZIONE
Quando si parla di comunicazione si omette un “piccolo” dettaglio e cioè che il “come ti parli” incide pesantemente su quello che emetti.
Il dialogo che hai con te stesso costituisce l’impalcatura del tuo mondo relazionale. Se i filtri che utilizzi nel parlare con te sono “puliti” la comunicazione con l’esterno sarà autentica.
Il risultato di una comunicazione efficace non si misura da quanto sei bravo a vincere in un dibattito ma da quanto sei chiaro e congruente con le tue intenzioni.
Spesso la vittoria è illusoria e superficiale ecco perché i conti vanno fatti sempre con le tue intenzioni.
Avere una comunicazione “pulita” con se stessi permette una risoluzione più efficace di ogni conflitto, ma sappiamo anche che è più comodo puntare il dito verso l’esterno e trovare palliativi che diano risultati più veloci a scapito di soluzioni più longeve.
Partire da sé è sempre la miglior soluzione.
INTELLIGENZA EMOTIVA
Spesso lo strascico emotivo che ci portiamo addosso crea intoppi anche nelle cose belle che abbiamo costruito.
Ciò che crea confusione tra lo sgancio emotivo reale e l’illusione è il pararsi la coscienza con il cambio di comportamento.
Mi spiego meglio: se ciò che mi crea stress è il conflitto con il mio collega, con il mio socio, con mia moglie o marito, il cambio di reazione (il non rispondere a tono, il non aggredire, il non prevaricare, il non soccombere, ecc.) non risolve il conflitto interno perché anche se cambio comportamento dentro continuo a ribollire, a star male, ad alimentare senso di inadeguatezza, di frustrazione, di colpa e chi più ne ha più ne metta.
Certo, lavorare sui comportamenti è un buon punto di partenza, ma non è la soluzione.
Le criticità emotive annidano per lo più in tracce creare da eventi passati che, per abitudine, reiteriamo anche in interazioni attuali non considerando che, gestire ogni cosa con meccanismi (non sani) vecchi non può che creare ulteriori problemi, dando ancora maggior ragion d’essere a quel meccanismo emotivo insano.
La “guarigione” emotiva passa dal risolvere la causa non dal tamponare l’effetto.
COMPORTAMENTO
Il nostro comportamento non è altro che un insieme di codici allenati per molto tempo, tanto da farli diventare automatici.
Come ci insegna Pavlov, se applichiamo più e più volte la stessa risposta ad uno stimolo, questa diventa automatica e il comportamento non è altro che l’insieme di queste risposte automatizzate.
Questa automazione non garantisce che quella risposta sia la più funzionale, ma si continua ad applicarla perché nell’immediato dà un vantaggio, un beneficio, una boccata d’aria che soddisfa, ecco perché ci ritroviamo spesso a mettere in atto comportamento tossici nonostante ne siamo consapevoli.
Il vantaggio emotivo che ci dà è superiore alla spiegazione logica che conosciamo.
Quando siamo in carenza d’ossigeno non stiamo lì a pensare quale sia la fonte migliore, ma ci accontentiamo della prima che ci capita a tiro proprio perché siamo in carenza.
Con i comportamenti funziona allo stesso modo, se siamo in carenza di soddisfacimento emotivo utilizziamo i comportamenti più abituali perché ci danno subito il piacere di cui abbiamo bisogno ed ecco che manipolazioni varie, reazioni forti, aggressioni, rimandi, disorganizzazioni e varie ed eventuali, diventano il nostro modo più veloce per prendere aria.
Il nostro comportamento non è che un riflesso condizionato e come tale, con il giusto “allenamento”, può essere migliorato.
RELAZIONI
Il mondo relazionale è uno dei più complessi a cui siamo chiamati perché ci “obbliga” a fare i conti con visioni, pensieri, comportamenti, filtri diversi dai nostri, indi per cui, mettersi in ascolto e uscire dal nostro mondo interpretativo diventa il primo passo da superare per una sana interazione.
Sembra scontato ma è proprio in questa fase che si annidano le maggiori criticità relazionali.
Il più grande impedimento risulta essere proprio la “capacità” di uscire dal proprio modello e accogliere il modello dell’altro come diverso, ma non per questo meno giusto.
Una delle cose che sento dire più spesso è: “vorrei che fosse diverso/, che si comportasse diversamente, che la pensasse diversamente…”, piccolo dettaglio, quindi lo vorresti diverso.
Sarà che magari non vuoi stare con questa persona ma con l’idea che ti sei fatto della stessa?
Capisci che non hai fatto il minimo sforzo per uscire dal tuo modello e “relazionarti” con l’altro?
Capisci che non stai creando un ponte con l’altro ma solo una proiezione del tuo mondo interno sull’altro?
E questo non accade solo nelle relazioni di coppia ma anche in famiglia, a lavoro, con gli amici.
Se fai fatica ad uscire dal tuo mondo interpretativo è proprio lì che devi lavorare per avere relazioni sane, a partire da quella con te stesso.
PROFESSIONALITA’
Il mondo professionale, oggi più che mai, ci “obbliga” a fare un salto evolutivo personale.
Insieme alle dovute competenze tecniche, competenze quali: gestire pressione e stress sempre più “normalizzati”, gestire conseguenti conflitti, lavorare in squadra, comunicare efficacemente, attivare soluzioni in breve tempo, generare nuove opportunità, guidare un gruppo, personalizzare le relazioni, ecc, ecc, ecc, sono diventati requisiti imprescindibili per avere un profilo competitivo.
Per avere i migliori collaboratori oggi si cerca il profilo di persone migliori, perché si è capito che questo efficienta il risultato finale.
A parità di competenze tecniche, a conti fatti, fa guadagnare di più chi crea meno problemi o perlomeno li sa risolvere in autonomia.
Capito questo l’investimento migliore che puoi fare, come sempre, è quello su te stesso.
Lavorare o meno su di te per ottimizzare queste cinque aree sarà causa della qualità di vita che scegli di vivere, per cui…
Buon lavoro!