Al timone dei nostri comportamenti ci sono loro: I BISOGNI

Abraham Maslow, uno dei più grandi esponenti della psicologia umanistica e motivazionale, a metà del secolo scorso, sviluppa la teoria sui bisogni fondamentali dell’essere umano raffigurandoli su una piramide.

Alla base di questa piramide ci sono i bisogni fisiologici, a salire troviamo quelli emotivi.

I bisogni di sicurezza, importanza, appartenenza, realizzazione sono quei bisogni che guidano tutto il nostro agire e le nostre motivazioni.

I nostri bisogni sono il “motivo” per cui facciamo le cose.

A parità dei bisogni fisiologici (dormire, mangiare, bere, respirare, ecc.) che se non soddisfatti ci portano alla morte, quelli emotivi se non soddisfatti ci fanno fare la stessa fine e vivere essendo morti dentro non è proprio il massimo…

La questione principale quindi non è se li soddisfiamo o meno (perché in un modo o nell’altro ci sfamiamo) ma con quale cibo, con quali mezzi li soddisfiamo, e spesso, questi mezzi non sono del tutto sani. 

Ci potremmo raccontare mille storie sui motivi per cui facciamo le cose, ma la cosa certa è che tutte queste storie girano intorno ai bisogni fondamentali comuni a tutti gli esseri umani.

Partiamo dal bisogno di sicurezza (fisica, morale, di salute, di occupazione, familiare e di proprietà) che è il motivo per cui tendiamo a volerci muovere in ambienti “prevedibili”. 

Sapere come è fatta una persona, per esempio, ci dà sicurezza di gestione del rapporto. 

Questo è il motivo per cui tanti hanno paura del cambiamento perché quest’ultimo non dà più quella prevedibilità che rende sicuri nel muoversi, costringe a dover rimescolare le carte e ricreare un nuovo modo di agire. 

Tutto ciò che soddisfa il nostro bisogno di sicurezza ci da piacere, tutto ciò che ci fa sentire insicuri ci crea disagio, ecco perché lo rifuggiamo. 

I mezzi che utilizziamo per soddisfare questo bisogno fanno la differenza perché possiamo soddisfarlo con mezzi puliti (autostima, fiducia in sé, abitudini sane, lavoro, denaro, famiglia, relazioni stabili, ecc.) o con mezzi tossici (controllo, dipendenze da droghe, da cibo, emotive, ossessioni e manie, ecc.) che dipendono da noi o da fattori esterni non direttamente collegati alla nostra volontà: i primi (fattori interni) sono sinonimo di libertà e autonomia perché possiamo usarli senza nessun vincolo; i secondi (fattori esterni) no, si corre il rischio di delegare la propria felicità ad altri o al caso ed è proprio da qui che partono le basi per costruire una vita sana o una vita tossica.

Il demonizzato ego necessita di soddisfacimento come ogni altro componente dell’essere umano, peccato, però, che spesso lo si soddisfa con mezzi tossici. 

Tutti noi abbiamo bisogno di essere riconosciuti, di essere “visti” ed apprezzati, ma un conto è farlo mettendo in risalto i nostri talenti e le nostre risorse, mettendole a frutto, un conto è denigrare o “abbassare” gli altri per sentirsi i migliori.

Dietro l’atteggiamento dello spavaldo, di colui che ti guarda dall’alto in basso, di colui che si sente sempre meglio degli altri, c’è una profonda fame di essere visto, riconosciuto. 

L’io, io, io, è indice di profondo bisogno di importanza insoddisfatto dall’interno che cerca di sfamarsi con ogni briciola che trova all’esterno.

Il bisogno di importanza lo si può soddisfare con mezzi funzionali quali il rispetto reciproco, il mettere a frutto competenze e talenti, lo studio, il lavoro, buone relazioni, l’aiutare gli altri, il realizzare i propri obiettivi e desideri, alimentando un dialogo interno produttivo, ecc. 

Come vedi non è il sacrosanto bisogno di importanza il problema ma i mezzi che scegli e che usi per soddisfarlo.

La stima deve partire da dentro per essere una buona fonte di soddisfacimento. 

Se non ti stimi tu che sei la persona che sta con te 24 ore su 24  come puoi pensare che possano farlo gli altri?

Del bisogno di appartenenza fanno parte l’amicizia, gli affetti, l’intimità, l’appartenenza ad un gruppo, la condivisione di fatti e di pensiero, ecc. 

L’uomo sente il bisogno di identificarsi come parte di qualcosa e pur di soddisfare questo bisogno può perdersi in qualsiasi gruppo o persona che che lo alimenti, anche se in maniera negativa o tossica, vedi tutte le dipendenze emotive, familiari, amicali, relazionali che si creano.

Questo bisogno, rappresentando la necessità di connessione con gli altri, è facile che faccia scendere a compromessi e pur di stare con quella persona, quel gruppo, quella famiglia si è disposti a soccombere ed a farsi zerbino o a conformarsi a ciò che non si è.

Il ritorno emotivo che questo meccanismo regala, messo sui piatti della bilancia, pesa di più del sacrificio che comporta, ecco perché si rimane incastrati in esso.

Tanti i mezzi per soddisfare questo bisogno in maniera costruttiva: relazioni sane, trasparenza, aiuto, fiducia, ecc.

A te la scelta se rimanere nel tossico o ripulire 

l’”ambiente”.

La realizzazione reale passa attraverso l’allineamento e la messa in atto della propria identità.

Questo tra i bisogni è quello che necessità di maggiore evoluzione perché puoi utilizzare tutti i mezzi, gli strumenti e i veicoli che vuoi per “apparire” realizzato, ma fino a che non ti spogli di tutte le sovrastrutture, delle aspettative e delle convenzioni, sentirai dentro sempre qualcosa che non torna, una insoddisfazione sorda a cui non sai dare un nome, una insoddisfazione non fatta di mancanza di qualcosa di materiale.

Il passo più importante qui è “tornare” (non trovare) alla propria identità, al proprio scopo di vita. 

A questo segue il passo più impegnativo: la decisione di operare in quella direzione.

L’auto realizzazione spesso la si accantona per il famoso “quieto vivere”, il non voler deludere nessuno, il non dispiacere gli altri, la paura di restare da solo, la paura del giudizio, la paura dell’assunzione di responsabilità, le paure tutte, l’uniformarsi, ecc.

Nel momento stesso in cui si raggiunge la consapevolezza che la propria realizzazione è il compito primario che spetta ad ognuno, si apre in contemporanea l’accesso al coraggio per realizzarla, con tutte le difficoltà del caso (che affronteresti comunque), ma con lo sforzo direzionato verso la giusta causa.

La realizzazione necessità di coraggio e al coraggio si accede con la consapevolezza per cui a te la scelta se seguire il gregge o seguire te.

In questi semplici bisogni si annida la radice del perché ci comportiamo in un dato modo. Vuoi o non vuoi questi bisogni vanno soddisfatti… a noi la libertà e l’intelligenza di scegliere i mezzi più funzionali per farlo.

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