L' Essere Umano
al centro

L'Essere Umano
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Individuo

L’autorealizzazione piena non la si potrà mai raggiungere se ci si attiene ad un copione o ad una strategia preconfezionata che “va  bene per tutti”.

Nel corso degli anni sono stata testimone di richieste di persone che non riuscivano ad ottenere quel risultato o a non essere come “volevano” perché, se si anela ad essere come qualcun altro o ad ottenere un risultato che qualcun altro ha già raggiunto non sarà difficile trovare cose che non vanno su se stessi e questo, inevitabilmente, allontana sempre di più da una piena realizzazione.

Quando si giunge a “capire” che la piena AUTOrealizzazione la si raggiunge solo rispettando appieno la propria individualità ed unicità allora si che si switcha davvero, lì si fa il primo vero passo verso di essa.

Nel lavoro che faccio con il singolo ho l’opportunità di seguire passo passo tutto il processo, ma “su misura” e questo permette una maggiore facilità di applicazione proprio perché la priorità assoluta non  è più l’applicazione asettica di strumenti generici ma l’accesso diretto al personalissimo desiderio e la conseguente autorealizzazione nel pieno rispetto dell’individualità.

Unicità

1

Ogni uomo è un universo a sé con alcuni basilari punti comuni e con tutto il resto unico e umanamente irripetibile.

Più approfondisco il mio studio su mente, emozioni, energia e il complesso universo chiamato “essere umano”, più emerge nitida la prevalenza dominante dell’unicità.

Ogni uomo è un universo a sé, con alcuni basilari punti comuni e con tutto il resto unico e umanamente irripetibile.
Quando mi si chiede il metodo che utilizzo con le persone, dentro di me sorrido perché il mio è un non metodo… Come faccio a far indossare perfettamente lo stesso vestito a chiunque? Impossibile!
Lo stesso vale per il lavoro su di sé.

In un certo senso il mio compito è “semplicemente” quello di “capire” bene il mondo dell’altro e processarlo al meglio per farlo diventare il suo più fedele alleato.

Attingo dall’intero universo della persona che si affida a me per i suoi risultati, la sua pianificazione, la sua consapevolezza, la sua gestione più funzionale. È da quell’universo che estrapolo il “singolo” e migliore sistema di auto realizzazione. Il più efficace.

Il "non metodo"

2

Adottare un “non metodo”  significa ricondurre il mio compito alla funzione di “capire” bene il tuo mondo e processarlo al meglio per farlo diventare il tuo più fedele alleato.

Ognuno ha una propria predisposizione al tempo, al ritmo, alla comunicazione, al proprio mondo esterno ed interno che va rispettato e se si vuole metterlo pienamente a frutto non lo si può fare utilizzando la formula di qualcun altro ma solo la propria, quella che si adatta perfettamente al proprio ingranaggio che è unico e irripetibile.
Il rispetto e la scoperta di questo ingranaggio è l’elemento preponderante, il fulcro centrale su cui si sviluppa tutto il lavoro che faccio con le persone.
Il rispetto di “chi si è” è fondamento imprescindibile per la piena realizzazione di sé.

A volte mi si chiede la tecnica, la “pillola” magica, la strada più veloce, l’incantesimo e alla mia risposta i più crollano sotto il peso della loro “debolezza”, consapevolizzando che il modo per risolvere c’è, ma non è quello richiesto.

Si parte da qui, questo è il primo passo per iniziare un lavoro serio, strutturato e “personale”.

Il successo più grande è accompagnare chi lo chiede verso quella che è la propria strada, “il proprio fiume” e vederli guardare, scegliere, decidere la propria vita con occhi puliti, privi di filtri.

Ognuno ha la sua strada, è imboccarla e percorrerla sul serio però che fa la differenza tra una vita “sopravvissuta” e una vita realizzata.

Unicità

1

Ogni uomo è un universo a sé, con alcuni basilari punti comuni e con tutto il resto unico e umanamente irripetibile.
Più approfondisco il mio studio su mente, emozioni, energia e il complesso universo chiamato “essere umano”, più emerge nitida la prevalenza dominante dell’unicità. Ogni uomo è un universo a sé, con alcuni basilari punti comuni e con tutto il resto unico e umanamente irripetibile. Quando mi si chiede il metodo che utilizzo con le persone, dentro di me sorrido perché il mio è un non metodo… Come faccio a far indossare perfettamente lo stesso vestito a chiunque? Impossibile… Lo stesso vale per il lavoro su di sé. In un certo senso, il mio compito è “semplicemente” quello di “capire” bene il mondo dell’altro e processarlo al meglio per farlo diventare il suo più fedele alleato. Attingo dall’intero universo della persona che si affida a me per i suoi risultati, la sua pianificazione, la sua consapevolezza, la sua gestione più funzionale. È da quell’universo che estrapolo il “singolo” e migliore sistema di auto realizzazione. Il più efficace.

Il "non metodo"

2

Adottare un “non metodo”  significa ricondurre il mio compito alla funzione di “capire” bene il tuo mondo e processarlo al meglio per farlo diventare il tuo più fedele alleato.

Ognuno ha una propria predisposizione al tempo, al ritmo, alla comunicazione, al proprio mondo esterno ed interno che va rispettato e se si vuole metterlo pienamente a frutto non lo si può fare utilizzando la formula di qualcun altro, ma solo la propria, quella che si adatta perfettamente al proprio ingranaggio che è unico e irripetibile.
Il rispetto e la scoperta di questo ingranaggio è l’elemento preponderante, il fulcro centrale su cui si sviluppa tutto il lavoro che faccio con le persone.
Il rispetto di “chi si è” è fondamento imprescindibile per la piena realizzazione di sé.

A volte mi si chiede la tecnica, la “pillola” magica, la strada più veloce, l’incantesimo e alla mia risposta i più crollano sotto il peso della loro “debolezza”, consapevolizzando che il modo per risolvere c’è, ma non è quello richiesto.

Si parte da qui, questo è il primo passo per iniziare un lavoro serio, strutturato e “personale”.

Il successo più grande è accompagnare chi lo chiede verso quella che è la propria strada, “il proprio fiume” e vederli guardare, scegliere, decidere la propria vita con occhi puliti, privi di filtri.

Ognuno ha la sua strada: è imboccarla e percorrerla sul serio, però che fa la differenza tra una vita “sopravvissuta” e una vita realizzata.

Scopo e talento

3

Se non hai il talento per un dato scopo hai appena scoperto che quello non è il TUO scopo, non è lo scopo per cui sei qui.
Nella TOP TEN dei motivi più gettonati di insoddisfazione, una delle prime posizioni è occupata dalla mancata realizzazione dei propri desideri, dei propri scopi, dei propri obiettivi, ma nessuno arriva su questa terra con uno scopo da realizzare e senza il talento per realizzarlo. Scopo e Talento si rivelano reciprocamente. Approfondisco un po’ per rendere tale concetto più chiaro. Se ti stai dedicando, affannando, prostrando verso uno scopo e stai facendo del tuo meglio per realizzarlo senza riuscirci, non è perché sei sfortunato, incapace, buono a nulla, ecc., semplicemente non è quello il tuo scopo! Devi solo prenderne atto! …se non hai il talento per un dato scopo siine felice perché hai appena scoperto che quello non è il TUO scopo, non è lo scopo per cui sei qui… Il passo più difficile da compiere è proprio quello di mollare l’osso perché convinto che facendolo ti sentiresti ancora più incapace, buono a nulla e chi più ne ha più ne metta. Spesso gli scopi che ci poniamo non sono i nostri scopi, ma crediamo che lo siano perché ci siamo fatti abbagliare dal desiderio di essere COME qualcun altro, di fare come ha fatto quell’amico, quel genitore, quel fratello, quel mito… ma non funziona così. Il mio riferimento deve essere la “mia indole”, il mio talento ed è con quello che mi devo confrontare, è quello che devo mettere a frutto. Devo indagare dentro di me e se non ne sono consapevole scoprirlo, portarlo alla luce. Talento e scopo, scopo e talento si rivelano all’unisono. Non confondere il tuo scopo, il tuo desiderio con quello di qualcun altro. Non farti abbagliare dai luccichii, dagli abbàgli, ma fai risplendere la tua di luce siine tu la fonte. Guardarsi dentro e scoprirsi è una rivelazione tra le più sorprendenti che la vita ti offre.

Incapacità appresa

4

Ci sono persone intrappolate in vite non proprie, in relazioni tossiche, in routine deindividualizzanti e che pensano di non potersene liberare.
Ascolto tante storie di vita e alcune di esse ricordano molto la storia dell’elefantino nato in un circo e addestrato a rimanere “al di qua” del recinto tramite una catena che cinge la zampa legata ad un piccolo palo di legno. L’elefantino presto diventato elefante avrebbe potuto tranquillamente liberarsi dalla catena legata al palo (oramai paragonabile ad uno stuzzichino in rapporto alla sua stazza) con una sola zampata, ma sapientemente “addestrato” non ha mai più pensato di potersi liberare rimanendo così “al di qua” del recinto per tutta la vita… …e questo succede solo all’elefante? Tantissime sono le persone che si sentono in gabbia, col cappio al collo e parlano spesso di situazioni soffocanti, insopportabili, ma nonostante questo stato di intolleranza fanno fatica a pensare di poter tornare liberi. Questo accade perché si pensa che la libertà da riconquistare dipenda dall’esterno da un cambio di situazioni, da un cambio di condizioni, quando la prima cosa che dovrebbero fare sarebbe proprio quella di spostare l’attenzione dal fuori al dentro. Quando si è “addestrati” ad uno stato di cose non si ha la lucidità di vedere soluzioni se non un disastro, uno tsunami, una distruzione e, ad una tale previsione è abbastanza normale rimanere fermi per non fare ulteriori danni…. … ma la chiave è sempre dentro e parte dall’immaginazione, dal pensiero, a queste seguono nuove consapevolezze, nuovi sensi, nuova forza e nuove azioni. Ciò che non si prende in considerazione è il fatto che il disastro che ci si aspetta se solo si prova a cambiare le cose, lo si prevede solo perché non si ha accesso a risorse più sane, più consapevoli e più veritiere che sono già dentro di noi, ma anche loro sono state addestrate a rimanere dormienti. Per risvegliare e quindi avere accesso ad esse bisogna prima capire il meccanismo di come funziona tutto l’ingranaggio, risvegliare la coscienza e poi poter decidere di agire di conseguenza con la differenza che ora, con questo nuovo accesso, si ha la lucidità di avere una previsione più oggettiva e meno catastrofica che rende il tutto più fluido e sereno. Il problema non è affrontare il problema in sé, ma le risorse a cui accedi al momento della sua risoluzione. È importante che tu prenda coscienza che la libertà è nelle tue mani e tua ne è la responsabilità, per cui cambia direzione e se non sai come fare (cosa molto probabile altrimenti lo avresti già fatto) chiedi aiuto.

Scopo e talento

3

Se non hai il talento per un dato scopo hai appena scoperto che quello non è il TUO scopo, non è lo scopo per cui sei qui.
Nella TOP TEN dei motivi più gettonati di insoddisfazione, una delle prime posizioni è occupata dalla mancata realizzazione dei propri desideri, dei propri scopi, dei propri obiettivi, ma nessuno arriva su questa terra con uno scopo da realizzare e senza il talento per realizzarlo. Scopo e Talento si rivelano reciprocamente. Approfondisco un po’ per rendere tale concetto più chiaro. Se ti stai dedicando, affannando, prostrando verso uno scopo e stai facendo del tuo meglio per realizzarlo senza riuscirci, non è perché sei sfortunato, incapace, buono a nulla, ecc., semplicemente non è quello il tuo scopo! Devi solo prenderne atto! …se non hai il talento per un dato scopo siine felice perché hai appena scoperto che quello non è il TUO scopo, non è lo scopo per cui sei qui… Il passo più difficile da compiere è proprio quello di mollare l’osso perché convinto che facendolo ti sentiresti ancora più incapace, buono a nulla e chi più ne ha più ne metta. Spesso gli scopi che ci poniamo non sono i nostri scopi, ma crediamo che lo siano perché ci siamo fatti abbagliare dal desiderio di essere COME qualcun altro, di fare come ha fatto quell’amico, quel genitore, quel fratello, quel mito… ma non funziona così. Il mio riferimento deve essere la “mia indole”, il mio talento ed è con quello che mi devo confrontare, è quello che devo mettere a frutto. Devo indagare dentro di me e se non ne sono consapevole scoprirlo, portarlo alla luce. Talento e scopo, scopo e talento si rivelano all’unisono. Non confondere il tuo scopo, il tuo desiderio con quello di qualcun altro. Non farti abbagliare dai luccichii, dagli abbàgli, ma fai risplendere la tua di luce siine tu la fonte. Guardarsi dentro e scoprirsi è una rivelazione tra le più sorprendenti che la vita ti offre.

Incapacità appresa

4

Ci sono persone intrappolate in vite non proprie, in relazioni tossiche, in routine deindividualizzanti e che pensano di non potersene liberare.
Ascolto tante storie di vita e alcune di esse ricordano molto la storia dell’elefantino nato in un circo e addestrato a rimanere “al di qua” del recinto tramite una catena che cinge la zampa legata ad un piccolo palo di legno. L’elefantino presto diventato elefante avrebbe potuto tranquillamente liberarsi dalla catena legata al palo (oramai paragonabile ad uno stuzzichino in rapporto alla sua stazza) con una sola zampata, ma sapientemente “addestrato” non ha mai più pensato di potersi liberare rimanendo così “al di qua” del recinto per tutta la vita… …e questo succede solo all’elefante? Tantissime sono le persone che si sentono in gabbia, col cappio al collo e parlano spesso di situazioni soffocanti, insopportabili, ma nonostante questo stato di intolleranza fanno fatica a pensare di poter tornare liberi. Questo accade perché si pensa che la libertà da riconquistare dipenda dall’esterno da un cambio di situazioni, da un cambio di condizioni, quando la prima cosa che dovrebbero fare sarebbe proprio quella di spostare l’attenzione dal fuori al dentro. Quando si è “addestrati” ad uno stato di cose non si ha la lucidità di vedere soluzioni se non un disastro, uno tsunami, una distruzione e, ad una tale previsione è abbastanza normale rimanere fermi per non fare ulteriori danni…. … ma la chiave è sempre dentro e parte dall’immaginazione, dal pensiero, a queste seguono nuove consapevolezze, nuovi sensi, nuova forza e nuove azioni. Ciò che non si prende in considerazione è il fatto che il disastro che ci si aspetta se solo si prova a cambiare le cose, lo si prevede solo perché non si ha accesso a risorse più sane, più consapevoli e più veritiere che sono già dentro di noi, ma anche loro sono state addestrate a rimanere dormienti. Per risvegliare e quindi avere accesso ad esse bisogna prima capire il meccanismo di come funziona tutto l’ingranaggio, risvegliare la coscienza e poi poter decidere di agire di conseguenza con la differenza che ora, con questo nuovo accesso, si ha la lucidità di avere una previsione più oggettiva e meno catastrofica che rende il tutto più fluido e sereno. Il problema non è affrontare il problema in sé, ma le risorse a cui accedi al momento della sua risoluzione. È importante che tu prenda coscienza che la libertà è nelle tue mani e tua ne è la responsabilità, per cui cambia direzione e se non sai come fare (cosa molto probabile altrimenti lo avresti già fatto) chiedi aiuto.

Come ti parli?

5

Sai che il tuo dialogo interno determina i tuoi risultati?

Inevitabilmente siamo condizionati dal mondo nel quale viviamo, anche i più ostici e ribelli al sistema, in un modo o nell’altro ne sono parte, questo però non ci esime da responsabilità alcuna.
Il fatto è che il mondo ci condiziona ma NON ci determina.
Mi spiego meglio.
Siamo sempre condizionati.
Tanti comportamenti, pensieri, eventi, ambienti condizionano la nostra vita, ma siamo noi ad autodeterminarci all’interno di questo sistema.
Siamo noi a scegliere il “come starci dentro”.
Questa scelta andrebbe “ripulita” da quello che è l’inquinamento acustico interno (come lo chiamo io) e cioè da tutte quelle voci non nostre che ci parlano dentro, che ci dicono in continuazione cosa dovremmo fare, come ci dovremmo comportare, cosa dovremmo pensare, come dovremmo vivere, ma la voce da intercettare e da riattivare è un sola, quella della nostra coscienza, quella ancestrale e originaria che sa sempre ciò che è in linea con noi.
Riconoscerla nel frastuono e nell’ammasso di parole nella testa risulta difficile, ecco perché è importante mettere ordine, fare spazio, attivare il servizio “cestino” dei pensieri.
Tutto questo lo puoi fare se ti prendi del tempo e lo investi per te stesso.

Qual è la tua fonte?

6

Da quale fonte attingi per accedere alle tue migliori risorse?

Scegli con attenzione ogni cosa che “ingerisci”, sia esso cibo, acqua, pensieri, emozioni perché è da queste scelte che dipende la tua “salute”…

Qual è la fonte principale da cui trai alimento?
Che pensieri dai in pasto alla tua mente?
Quali sono le emozioni a cui dai più spazio?
Quali le persone a cui dai più accesso?
Quali parole escono più di sovente dalla tua bocca?…e quali fai entrare più spesso dentro di te?

Bisogna discernere, bisogna potare, bisogna setacciare per trattenere e lasciare fuori ciò che fa male, che inquina e far invece passare, lasciar fluire dentro ciò che guarisce, che alimenta, che illumina, che evolve…

Questo periodo ha contribuito ad inquinare ancora di più i nostri corpi, le nostre menti, le nostre emozioni e la nostra energia in generale.

Le stesse sono il nostro metro di valutazione per capire se stiamo seguendo la rotta giusta, quella più sana per noi.

Se ti senti disorientato, nervoso, malinconico, arrabbiato, disequilibrato, confuso, stanco sappi che “qualcosa” ti sta dicendo di cambiare rotta. 

Quando sei sulla giusta rotta tutto si fa semplice, la semplicità, la fluidità ti indicano che ti stai abbeverando in modo sano che stai bevendo dalla fonte giusta…

Qual è la tua fonte?

Da dove abbeveri il tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni, la tua energia e il tuo spirito?

È importante che tu ne prenda coscienza e se non è sana, che tu faccia qualcosa per cambiare.

…e se non sai come fare chiedi aiuto.

Neutralizzare

7

Spesso l’aspettativa è quella di “eliminare” le cose che non piacciono, che non vanno bene, che fanno star male, ma eliminare non è la soluzione.

La soluzione sta nel “neutralizzare” e per neutralizzare il passaggio obbligatorio è “accogliere”.

“…e come faccio ad accogliere il nervosismo che sento addosso?”

“Come faccio ad accogliere tutta questa frustrazione che mi sotterra?”

“Come faccio ad accogliere questa situazione che mi causa così tanto malessere?”

Ogni cosa a cui poni resistenza persiste, se molli la presa perde potere.

Questa è l’accoglienza, questa è la prova a cui ognuno è chiamato: l’accogliersi come pienamente umano e nel pienamente umano c’è il TUTTO.

Se poni resistenza ai tuoi limiti, ai tuoi disagi, alle tue compulsioni, quelle avranno il sopravvento perché governeranno la tua mente, le tue giornate, il tuo umore… nel momento stesso in cui  le accogli e le lasci sfogare perdono potere.

Se aggiungi frustrazione ad una situazione impegnativa che stai già vivendo, i problemi da risolvere da uno diventano due: il problema in sé e la frustrazione, se invece guardi al problema, allo stato d’animo, alla situazione da risolvere con accoglienza, sarai più lucido per trovare ed “agire” una soluzione.

Tutto ciò a cui resisti persiste, per cui la soluzione è una sola: accogliere e neutralizzare.

Qual è la tua fonte?

X

Da quale fonte attingi per accedere alle tue migliori risorse?

Scegli con attenzione ogni cosa che “ingerisci”, sia esso cibo, acqua, pensieri, emozioni perché è da queste scelte che dipende la tua “salute”…

Qual è la fonte principale da cui trai alimento?
Che pensieri dai in pasto alla tua mente?
Quali sono le emozioni a cui dai più spazio?
Quali le persone a cui dai più accesso?
Quali parole escono più di sovente dalla tua bocca?…e quali fai entrare più spesso dentro di te?

Bisogna discernere, bisogna potare, bisogna setacciare per trattenere e lasciare fuori ciò che fa male, che inquina e far invece passare, lasciar fluire dentro ciò che guarisce, che alimenta, che illumina, che evolve…

Questo periodo ha contribuito ad inquinare ancora di più i nostri corpi, le nostre menti, le nostre emozioni e la nostra energia in generale.

Le stesse sono il nostro metro di valutazione per capire se stiamo seguendo la rotta giusta, quella più sana per noi.

Se ti senti disorientato, nervoso, malinconico, arrabbiato, disequilibrato, confuso, stanco sappi che “qualcosa” ti sta dicendo di cambiare rotta. 

Quando sei sulla giusta rotta tutto si fa semplice, la semplicità, la fluidità ti indicano che ti stai abbeverando in modo sano che stai bevendo dalla fonte giusta…

Qual è la tua fonte?

Da dove abbeveri il tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni, la tua energia e il tuo spirito?

È importante che tu ne prenda coscienza e se non è sana, che tu faccia qualcosa per cambiare.

…e se non sai come fare chiedi aiuto.

Consapevolezza:

"con la tua mente, non sulla tua mente"

Sbrogliare la matassa, sciogliere (risolvere) i nodi nel tuo percorso, non significa certo tagliare, togliere, rimuovere, al contrario, serve a costruire poggiando le fondamenta sulla tua individualità.

La domanda “tu lo vuoi un alleato?” , visto che è chiaro che l’alleato sei proprio tu, diventa allora: “come posso diventare  il mio MIGLIORE alleato”?

La domanda “tu lo vuoi un alleato?” , visto che è chiaro che l’alleato sei proprio tu, diventa allora: “come posso diventare il mio MIGLIORE alleato”?

Ti invito a rispondere. Questo è quello che faccio, a meno che tu non abbia alcuna volontà, perché non provi alcun desiderio e sei completamente disinteressato alle dinamiche che sbrogliano i nodi.
Non posso aiutarti finché non scendi in campo, solo in campo si diventa il MIGLIOR alleato!

Lavorerò con la tua mente non sulla tua mente.

Essere il tuo migliore alleato non sarà una metafora ma un approccio, un percorso.
Scioglieremo i nodi che (co)stringono il significato più autentico della tua vita e lo faremo con gli strumenti che tu stesso mi fornirai, il complesso con cui rappresenti la tua realtà.

Da qui muoverà il nostro piano d’azione.

Scopo e talento

3

Se non hai il talento per un dato scopo hai appena scoperto che quello non è il TUO scopo, non è lo scopo per cui sei qui.

Nella TOP TEN dei motivi più gettonati di insoddisfazione, una delle prime posizioni è occupata dalla mancata realizzazione dei propri desideri, dei propri scopi, dei propri obiettivi, ma nessuno arriva su questa terra con uno scopo da realizzare e senza il talento per realizzarlo.
Scopo e Talento si rivelano reciprocamente.

Approfondisco un po’ per rendere tale concetto più chiaro.
Se ti stai dedicando, affannando, prostrando verso uno scopo e stai facendo del tuo meglio per realizzarlo senza riuscirci, non è perché sei sfortunato, incapace, buono a nulla, ecc., semplicemente non è quello il tuo scopo!
Devi solo prenderne atto! Se non hai il talento per un dato scopo siine felice perché hai appena scoperto che quello non è il TUO scopo, non è lo scopo per cui sei qui.

Il passo più difficile da compiere è proprio quello di mollare l’osso perché convinto che facendolo ti sentiresti ancora più incapace, buono a nulla e chi più ne ha più ne metta.

Spesso gli scopi che ci poniamo non sono i nostri scopi ma crediamo che lo siano perché ci siamo fatti abbagliare dal desiderio di essere COME qualcun altro, di fare come ha fatto quell’amico, quel genitore, quel fratello, quel mito, ma non funziona così.

Il mio riferimento deve essere la “mia indole”, il mio talento ed è con quello che mi devo confrontare, è quello che devo mettere a frutto.
Devo indagare dentro di me e se non ne sono consapevole scoprirlo, portarlo alla luce.

Talento e scopo, scopo e talento si rivelano all’unisono. Non confondere il tuo scopo, il tuo desiderio con quello di qualcun altro. Non farti abbagliare dai luccichii, dagli abbàgli ma fai risplendere la tua di luce siine tu la fonte.

Guardarsi dentro e scoprirsi è una rivelazione tra le più sorprendenti che la vita ti offre.

Incapacità appresa

4

Ci sono persone intrappolate in vite non proprie, in relazioni tossiche, in routine deindividualizzanti e che pensano di non potersene liberare.

Ascolto tante storie di vita e alcune di esse ricordano molto la storia dell’elefantino nato in un circo e addestrato a rimanere “al di qua” del recinto tramite una catena che cinge la zampa legata ad un piccolo palo di legno.
L’elefantino presto diventato elefante avrebbe potuto tranquillamente liberarsi dalla catena legata al palo (oramai paragonabile ad uno stuzzichino in rapporto alla sua stazza) con una sola zampata, ma sapientemente “addestrato” non ha mai più pensato di potersi liberare rimanendo così “al di qua” del recinto per tutta la vita e questo succede solo all’elefante?

Tantissime sono le persone che si sentono in gabbia, col cappio al collo e parlano spesso di situazioni soffocanti, insopportabili, ma nonostante questo stato di intolleranza fanno fatica a pensare di poter tornare liberi.

Questo accade perché si pensa che la libertà da riconquistare dipenda dall’esterno da un cambio di situazioni, da un cambio di condizioni, quando la prima cosa che dovrebbero fare sarebbe proprio quella di spostare l’attenzione dal fuori al dentro.

Quando si è “addestrati” ad uno stato di cose non si ha la lucidità di vedere soluzioni se non un disastro, uno tsunami, una distruzione e, ad una tale previsione è abbastanza normale rimanere fermi per non fare ulteriori danni ma la chiave è sempre dentro e parte dall’immaginazione, dal pensiero, a queste seguono nuove consapevolezze, nuovi sensi, nuova forza e nuove azioni.

Ciò che non si prende in considerazione è il fatto che il disastro che ci si aspetta se solo si prova a cambiare le cose, lo si prevede solo perché non si ha accesso a risorse più sane, più consapevoli e più veritiere che sono già dentro di noi, ma anche loro sono state addestrate a rimanere dormienti.

Per risvegliare e quindi avere accesso ad esse bisogna prima capire il meccanismo di come funziona tutto l’ingranaggio, risvegliare la coscienza e poi poter decidere di agire di conseguenza con la differenza che ora, con questo nuovo accesso, si ha la lucidità di avere una previsione più oggettiva e meno catastrofica che rende il tutto più fluido e sereno.

Il problema non è affrontare il problema in sé ma le risorse a cui accedi al momento della sua risoluzione.

È importante che tu prenda coscienza che la libertà è nelle tue mani e tua ne è la responsabilità per cui cambia direzione e se non sai come fare (cosa molto probabile altrimenti lo avresti già fatto) chiedi aiuto.

Cosa faccio "con" te

Individualmente

Ti accompagno in un processo di consapevolezza partendo dal farti capire come “funzioni”.
La mente, le emozioni, i comportamenti non sono altro che ingranaggi da decodificare.
Dato che da essi dipende la rappresentazione della tua realtà e i conseguenti risultati, capirne il meccanismo è la condizione basilare da cui partire.

Fatto questo, passare dalla conoscenza alla consapevolezza diventa il passaggio obbligatorio per concretizzare ciò che vuoi.

La tua consapevolezza la attiviamo dando da “mangiare” alle tre parti che la compongono:
– Mente
– Emozioni
– Coscienza (NOUS)

Una volta messo in atto questo e avendo chiaro, sia io che tu, i meccanismi del tuo mondo interno, possiamo procedere con il metterli a frutto.

In gruppo

Ho creato un Laboratorio Esperienziale esclusivo all’interno del quale ti fornisco e ti faccio sperimentare “concretamente” gli strumenti funzionali al raggiungimento dei tuoi risultati. 
Anche qui vige il “non metodo” del “su misura” perché i gruppi sono a numero chiuso.
Ciò mi consente di avere un rapporto diretto con ognuno e di “personalizzare” il lavoro.

I temi trattati sono i seguenti:

– Elementi di Comunicazione Funzionale
– Elementi di Gestione Emozionale
– Comunicazione non Verbale
– Leadership
– Comunicazione carismatica
– Analisi relazionale
– Elementi di organizzazione strategica
– Comunicare con gli altri
– Gestione dei conflitti
– Pianificazione funzionale

Come ti parli?

5

Sai che il tuo dialogo interno determina i tuoi risultati?

Inevitabilmente siamo condizionati dal mondo nel quale viviamo, anche i più ostici e ribelli al sistema, in un modo o nell’altro ne sono parte, questo però non ci esime da responsabilità alcuna.
Il fatto è che il mondo ci condiziona ma NON ci determina.
Mi spiego meglio.
Siamo sempre condizionati.
Tanti comportamenti, pensieri, eventi, ambienti condizionano la nostra vita, ma siamo noi ad autodeterminarci all’interno di questo sistema.
Siamo noi a scegliere il “come starci dentro”.
Questa scelta andrebbe “ripulita” da quello che è l’inquinamento acustico interno (come lo chiamo io) e cioè da tutte quelle voci non nostre che ci parlano dentro, che ci dicono in continuazione cosa dovremmo fare, come ci dovremmo comportare, cosa dovremmo pensare, come dovremmo vivere, ma la voce da intercettare e da riattivare è un sola, quella della nostra coscienza, quella ancestrale e originaria che sa sempre ciò che è in linea con noi.
Riconoscerla nel frastuono e nell’ammasso di parole nella testa risulta difficile, ecco perché è importante mettere ordine, fare spazio, attivare il servizio “cestino” dei pensieri.
Tutto questo lo puoi fare se ti prendi del tempo e lo investi per te stesso.

Qual è la tua fonte?

6

Da quale fonte attingi per accedere alle tue migliori risorse?

Scegli con attenzione ogni cosa che “ingerisci”, sia esso cibo, acqua, pensieri, emozioni perché è da queste scelte che dipende la tua “salute”.

Qual è la fonte principale da cui trai alimento?
Che pensieri dai in pasto alla tua mente?
Quali sono le emozioni a cui dai più spazio?
Quali le persone a cui dai più accesso?
Quali parole escono più di sovente dalla tua bocca e quali fai entrare più spesso dentro di te?

Bisogna discernere, bisogna potare, bisogna setacciare per trattenere e lasciare fuori ciò che fa male, che inquina e far invece passare, lasciar fluire dentro ciò che guarisce, che alimenta, che illumina, che evolve.

Questo periodo ha contribuito ad inquinare ancora di più i nostri corpi, le nostre menti, le nostre emozioni e la nostra energia in generale.

Le stesse sono il nostro metro di valutazione per capire se stiamo seguendo la rotta giusta, quella più sana per noi.

Se ti senti disorientato, nervoso, malinconico, arrabbiato, disequilibrato, confuso, stanco sappi che “qualcosa” ti sta dicendo di cambiare rotta. 

Quando sei sulla giusta rotta tutto si fa semplice, la semplicità, la fluidità ti indicano che ti stai abbeverando in modo sano che stai bevendo dalla fonte giusta.

Qual è la tua fonte?

Da dove abbeveri il tuo corpo, la tua mente, le tue emozioni, la tua energia e il tuo spirito?

È importante che tu ne prenda coscienza e se non è sana, che tu faccia qualcosa per cambiare.

E se non sai come fare chiedi aiuto.

Neutralizzare

7

Spesso l’aspettativa è quella di “eliminare” le cose che non piacciono, che non vanno bene, che fanno star male, ma eliminare non è la soluzione.

La soluzione sta nel “neutralizzare” e per neutralizzare il passaggio obbligatorio è “accogliere”.

“…e come faccio ad accogliere il nervosismo che sento addosso?”

“Come faccio ad accogliere tutta questa frustrazione che mi sotterra?”

“Come faccio ad accogliere questa situazione che mi causa così tanto malessere?”

Ogni cosa a cui poni resistenza persiste, se molli la presa perde potere.

Questa è l’accoglienza, questa è la prova a cui ognuno è chiamato: l’accogliersi come pienamente umano e nel pienamente umano c’è il TUTTO.

Se poni resistenza ai tuoi limiti, ai tuoi disagi, alle tue compulsioni, quelle avranno il sopravvento perché governeranno la tua mente, le tue giornate, il tuo umore.  Nel momento stesso in cui  le accogli e le lasci sfogare perdono potere.

Se aggiungi frustrazione ad una situazione impegnativa che stai già vivendo, i problemi da risolvere da uno diventano due: il problema in sé e la frustrazione, se invece guardi al problema, allo stato d’animo, alla situazione da risolvere con accoglienza, sarai più lucido per trovare ed “agire” una soluzione.

Tutto ciò a cui resisti persiste per cui la soluzione è una sola: accogliere e neutralizzare.

Cornice o contenuto?

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Il più delle volte le nostre energie, in situazioni molto impegnative, vengono convogliate sui “contorni” invece di indirizzarle in toto e lucidamente sul fulcro della problematica. 

Se c’è un problema serio, sia esso di salute, di relazione, economico, emotivo o di qualsiasi altro genere, sia esso nostro o di qualcuno che ci sta vicino, il buon senso vorrebbe che le nostre energie creative, risolutive, di supporto andassero per direttissima sulla questione, in modo tale da impattare sul problema e risolverlo.

E così dovrebbe essere (sulla carta), ma nella vita vera succede questo o è più facile che molte di quelle attenzioni e risorse creative, risolutive e di supporto cominciano a disperdersi nel gestire tutto ciò che sta intorno al problema (punti di vista diversi, conflitti caratteriali, stress emotivi, paure, ansie e altre cose simili)?

Quando un problema serio piomba addosso come uno tsunami è il contorno che crea l’onda più devastante perché se si dovesse gestire SOLO lo tsunami, ognuno di noi accederebbe a quelle forze incredibili di cui, quando messi alla prova, ci meravigliamo, e invece no, troppo facile, perché non condire il tutto con una bella dose di ignoranza emozionale, conflitti, stress, parole inutili che hanno sempre il loro gran perché nell’allungare il processo di soluzione?

La risposta è presto che detta: le cose semplici, lineari, mirate, spaventano i più perché per imboccare questa strada tocca accedere a tutte le risorse che si hanno dentro per “sanare” e tutte queste risorse spaventano più della paura stessa.

Dentro di noi c’è tutto, di buono e meno buono, di bianco e di nero, di giusto e di sbagliato, di normale e di anormale, accettare questo è la vera sfida.

Accettare di avere dentro di sé il mondo intero a cui poter accedere in caso di bisogno a patto che si mantenga l’equilibrio e la lucidità che situazioni impegnative, a vari livelli, richiedono.

Quando un problema stenta a risolversi, prova a non guardare al problema ma alle risorse a cui stai accedendo e se le risorse sono ansia, paura, stress, sconforto, frustrazione, rabbia e simili, allora la risoluzione al problema non l’hai ancora neanche sfiorata, né tantomeno la sfiorerai se non cambi mira.

L’intelligenza emotiva è ricchezza, oggi più che mai.

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Ti auguro

La felicità, la gioia, la serenità, l’equilibrio, la pace stanno nel cammino… se ci si ferma in un dolore, in un evento, in un problema, quel cammino si ferma, non si procede.

Quando dopo mesi, anni, decenni si è ancora emozionalmente succube di un evento, nel senso che si porta dietro rancore, rabbia, risentimento, odio, ecc… vuol dire che il cammino si è fermato lì, che si staziona ancora lì… e questo è il vero limite, il vero problema…

Quel fermo è il vero impedimento al vivere in pienezza…

«… che ogni giorno dominino in voi un po’ meno le paure, le costrizioni e le menzogne (senza dubbio ereditate dal vostro passato, ma alle quali, consciamente o inconsciamente, acconsentite nel presente); e che ogni giorno regnino in voi un po’ di più la libertà e l’amore, frutti dei vostri più bei sogni e del vostro più puro desiderio, al quale potete inconsciamente, ma soprattutto consciamente, per gustarne tutto il sapore, acconsentire nel presente… (J.Y. Leloup)». 

Questo è l’augurio che faccio ad ognuno!

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