Come svolgi i tuoi RUOLI principali?

Sembra una domanda scontata, ma la tua risposta può essere rivelatrice di problemi e soluzioni.

Quando parliamo di ruoli che svolgiamo nella nostra quotidianità il pensiero volge su quelli canonici di genitore, figlio, marito, moglie, professionista, lavoratore, amico, sportivo, ecc., tenendo poco conto di ruoli meno convenzionali, ma altrettanto presenti e rilevanti: il riferimento, l’ascoltatore, la vittima, il carnefice, il giudice, il critico, il sognatore, l’irascibile, il debole, il forte, il manipolatore, l’egoista, l’altruista, il saggio, l’aiutante, ecc., ecc., ecc.

Avere visione chiara di questo, di tutte le etichette che hai sposato e fatto tue è il punto di partenza per capire i meccanismi in atto e cosa fare per modificarli, aggiustarli o rinforzarli se necessario.

Tutto ciò che è in atto è la parte visibile di un processo che parte dall’interno. 

Averne contezza è condizione necessaria per vivere in equilibrio.

RUOLO GENITORIALE

“Fai ciò che dico non fare ciò che faccio” è un ottima giustifica per lo scarico di responsabilità.

Il ruolo genitoriale non necessita di mansionari ma di messa in gioco e buon senso.

L’essere un buon genitore è lontanissimo dal fare la cosa perfetta perché, vuoi o non vuoi, incapperai nell’errore e sarà proprio la modalità con cui si affronta l’errore  e la capacità di creare un ambiente di dialogo che farà la differenza. 

Dismettere il mantello da Superman e da Wonder woman può essere un buon inizio perché i superpoteri albergano nelle tue capacità di creare un ambiente comunicativo sicuro e volto alla condivisione e nell’alimentare l’intelligenza emotiva e risolutiva nei momenti di maggior pressione. 

Se parti da questi presupposti ogni errore può essere rimediato ed ogni tensione attenuata e, cosa ancora più importante, i tuoi figli impareranno a stare meglio al mondo grazie a te, al tuo esempio.

L’essere un buon genitore presuppone la responsabilità di “stare bene” con se stessi perché così facendo loro saranno facilitati a fare lo stesso.

RUOLO PROFESSIONALE

Qui la questione non è centrata sul lavoro che svolgi ma su come lo svolgi.

Quel che rende professionisti in ciò che si fa è soprattutto il come lo si fa.

Le competenze tecniche sono imprescindibili (o almeno così si spera…) ma ciò che differenzia un “lavoratore” da un vero professionista sono le competenze trasversali (comunicative, emotive, relazionali, ecc.).

Questo elemento è diventato così determinante oggi nel mondo del lavoro che anche il sistema di selezione le mette in primo piano e le utilizza come strumento filtro di assunzione.

Come vedi, in ogni cosa che fai, qualsiasi ruolo svolgi, porti te ovunque; sarebbe intelligente “sistemarti” bene dentro, capire i tuoi ingranaggi e i tuoi processi cognitivi, comportamentali, emotivi in modo da poter generare buoni risultati ovunque, specialmente nei ruoli che svolgi nel tuo quotidiano.

RUOLO FILIALE

Uno dei modi più efficaci per rimanere deboli, insoddisfatti, arrabbiati, irrealizzati è quello di addossare la responsabilità del proprio stato negativo presente all’influenza del proprio passato e nello specifico alla propria storia familiare.

Nulla da togliere al peso e all’influenza che questo ha nella nostra formazione, ma questo non legittima a scaricare le proprie responsabilità all’esterno.

Di storie familiari impegnative ne è pieno il mondo, ma la responsabilità di leggere e mettere a frutto quelle storie è solo ed esclusivamente nostra, delle nostre scelte. 

“Più grande è la sfida più forte è l’eroe”, questo dovrebbe essere inciso nelle nostre teste e nel nostro cuore perché siamo noi i responsabili del significato che attribuiamo agli eventi e quindi del conseguente atteggiamento.

Il ruolo di figlio presuppone un mettere a frutto il dono della vita non nell’ espiare colpe di altri.

RUOLO RELAZIONALE

“Voglio stare con te, ma devi essere come dico io perché così come sei non mi sta bene…”

Se scegli di stare in una relazione e poi ti lamenti di ogni minima cosa dell’altro è evidente che volevi qualcun altro vicino, lapalissiano no?

Accogliere i “difetti” dell’altro (che poi anche qua ci sarebbe da aprire un altro capitolo…) è condizione necessaria se si parla di relazione amorosa, se ciò non avviene cade il principio fondante dell’amore stesso, non si amo a condizione di ma a prescindere da…

Tutto ciò non esime assolutamente dal migliorarsi, dal mettersi in gioco o dal trovare soluzioni ma questo è ben lontano dalla pretesa.

Vacci di logica: “relazione” vuol dire proprio stabilire un legame, un rapporto, un collegamento, da nessuna parte è presa in considerazione la “trasformazione” dell’altro.

Il compagno/a è un alleato che fa il tifo per te, che ti aiuta a tirar fuori chi sei davvero e che diventa complice e sprone delle tue migliorie.

In ogni ruolo che vestiamo ci sono dei sottoruoli che contemplano il “come” li svolgiamo; ed ecco che si affacciano la vittima, il carnefice, il critico, il sognatore, ecc. Quesi “come” fanno la vera differenza nei tuoi che svolgiamo, ecco perché è così importate attenzionarci e capire come vivere al meglio la nostra vita.

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